Pubblichiamo l’intervento che Paola Manzini ha fatto all’iniziativa “Fratelli d’Italia- Diritto di cittadinanza a chi lavora in Italia da cinque anni ” organizzata dal PD.
Vorrei provare a riflettere insieme in merito ad alcune considerazioni di carattere generale, che riguardano la condizione della nostra città e del nostro Paese. Noi di Sinistra per Modena pensiamo che la proposta di legge degli onorevoli Sarubbi e Granata abbia dei buoni contenuti, ma è lo sfondo nel quale si inserirebbe, che induce ad esprimere profonde perplessità e insicurezze…per usare un termine noto.
Il primo invito di riflessione è, cosa intendiamo per città sicura. Dove e cosa ci fa veramente sentire sicuri e al sicuro? Quali sono i bisogni,sentimenti profondi che richiamano la condizione della sicurezza? Cosa ci renderebbe veramente felici oltre che sicuri, nella nostra città? I
Il secondo, e qui utilizzo alcune parole inserite nella proposta stessa, è cosa intendiamo per cultura italiana: “soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea” riporta il linguista Tullio De Mauro che analizza l’esito di alcune ricerche internazionali.
“Il razzismo crescente nei discorsi del governo e nei suoi decreti legge,che trova consensi enormi tra le persone che non distinguono tra le vere e le false emergenze sicurezza, non ha forse a che fare con questa condizione di analfabetismo di massa?” chiede Pasquale Pugliese del coordinamento del movimento nonviolento.
Ci chiediamo: cosa e come potremmo intervenire per incentivare canali informativi corretti, fornire strumenti culturali di riflessione che aiutino i cittadini ad indagare e sostenere i bisogni veri e profondi di tutti? Per “fare” davvero cultura?
Terza riflessione: chiediamo ai cittadini stranieri di giurare sulla costituzione italiana…..quando abbiamo davanti l’esempio di persone italiane con cariche importanti che non la rispettano….anzi …e probabilmente, nemmeno quel 20 per cento degli italiani di cui parlavamo prima, la conosce completamente.
Parliamo di società plurale e solidale, di rispetto della dignità di ogni uomo,di integrazione pensando questo percorso a senso unico…chi viene qui dovrebbe conoscere la nostra costituzione e cultura , dovrebbe integrarsi.
Ma l’integrazione è un rapporto di cura e di amore, che richiede lo sforzo, la curiosità e la disponibilità all’incontro da parte di entrambi i soggetti coinvolti…parlerei di interazione più che di integrazione.
Richiede maturità, nella costruzione delle relazioni con gli altri e nel contattare il diverso e lo sconosciuto che sono anche dentro di noi.
Richiede la necessità di ritrovare valori e riferimenti comuni e condivisibili, per i quali intraprendere percorsi veramente solidali. Questo cambierebbe in positivo, prima di tutto la qualità della vita degli italiani.
Dice Pasquale Pugliese: “Va’ ripresa con forza la dimensione educativa della non violenza,che in Italia ha avuto importanti figure di riferimento in Aldo Capitini, Lorenzo Milani e Danilo Dolci, per ricostruire un tessuto culturale ed antropologico fondato sull’umanità. All’interno del quale la sicurezza, che è un bisogno primario dell’essere umano, sia edificata su quelle solide basi: la forza d’animo, il potere personale (intendendo per potere il coraggio) e il legame sociale, che stanno a fondamento dell’approccio non violento.”
Crediamo sia più che mai necessario lavorare insieme per riempire di contenuti sensibili, onesti e intelligenti, lo sfondo in cui inserire la proposta di legge e chiediamo al Consiglio Comunale di promuovere e valorizzare ulteriormente il lavoro della consulta degli stranieri, delle associazioni e circoscrizioni, soprattutto nelle aree della città che richiedono un intervento maggiore e tempestivo, per rendere visibili ed efficaci proposte di interazione sociale.
Concludo con alcune parole del grande giurista Piero Calamandrei.
Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo “sciopero alla rovescia” a Partinico: centinaia di disoccupati si organizzano per riattivare pacificamente una strada comunale abbandonata: la manifestazione viene fermata dalla polizia e Dolci con alcuni suoi collaboratori viene arrestato. L’episodio suscita indignazione nel Paese, e provoca numerose interrogazioni parlamentari. Dolci viene successivamente scagionato in un processo che ha enorme risalto sulla stampa: a difenderlo è il grande giurista Piero Calamandrei.
« [Il Pubblico Ministero] ha detto che i giudici non devono tenere conto delle “correnti di pensiero”. Ma cosa sono le leggi se non esse stesse delle correnti di pensiero? Se non fossero questo non sarebbero che carta morta. [...] E invece le leggi sono vive perché dentro queste formule bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo, lasciarci entrare l’aria che respiriamo, metterci dentro i nostri propositi, le nostre speranze, il nostro sangue, il nostro pianto. Altrimenti, le leggi non restano che formule vuote, pregevoli giochi da legulei; affinché diventino sante esse vanno riempite con la nostra volontà.[1] »
(Piero Calamandrei, dall’arringa tenuta il 30 marzo 1956 davanti al tribunale penale di Palermo)
Paola Manzini